
Videogiochi a scuola? La risposta è certamente no. Soprattutto in questo periodo in cui la strategia delle autorità scolastiche sembra essere di totale chiusura nei confronti delle tecnologie elettroniche portatili così care agli studenti (dai videotelefonini ai palmari).
Ma c’è chi la pensa diversamente, e crede, anzi, che proprio a partire da ciò che i ragazzi sanno (e amano) fare si possano raggiungere buoni risultati formativi.
È il caso, appunto, dei videogiochi, che all’Itis Majorana di Grugliasco (Torino) sono diventati “materia di studio” nel corso “IG2”, percorso formativo compatibile con i requisiti dell’esame di Stato per conseguire il diplomato di perito informatico.
Analoga esperienza è in corso presso l’Itis Copernico Carpeggiani di Ferrara, dove, all’interno della tradizionale preparazione curricolare, gli studenti seguono il progetto “Videogiocando s’impara”.
L’esperienza è iniziata con un workshop di orientamento tre anni fa e ha già prodotto le prime tesine degli studenti agli esami di Stato, in cui sono stati sviluppati videogiochi in linguaggio Java. Ma anche contenuti prettamente didattici. Al Majorana, infatti, hanno caricato nelle playstation portatili degli studenti i contenuti che la scuola produce: il primo
è stato un e-book sulla deportazione a Mauthausen, realizzato digitalizzando documenti originali.